Ing.Alessandro Martelli : una poesia dedicata ad Ilaria

 A Ilaria

 Era il duemilanove

e uno sciame già ci stava

che in Abruzzo imperversava

impaurendo in ogni dove.

 Pria del sisma qualche giorno

che d’aprile il sei colpì,

un gruppetto si riunì

ad un tavol tutto attorno.

 Che da “esperti” era formato

della nota commissione

che l’esame ha per missione

d’ogni rischio rilevato.

 Alla fin della riunione

il gran capo dichiarò

che tranquilli star si può

e ciò fe’ in televisione.

 Disse poi che una bottiglia

di buon vino er’ consigliata

(forse assieme a una mangiata)

da scolarsi lì in famiglia.

 Niun degli altri dichiarò

che quel dire er’ scriteriato,

che altrimenti era stimato,

che predire non si può.

 Ma che esperti sono quelli,

se poi zitti se ne stanno

e null’altra cosa fanno

che incassare i lor balzelli!

 Fu così che fu creduto

quel messaggio dalla gente

quel messaggio assai demente,

come è ahimè ben risaputo.

 Ritornaron nelle case

tutti quanti sollevati,

per finir molti ammazzati

quando il sisma poi le rase.

 Pure a Ilaria ciò successe,

dell’amica mia figliola,

che credette a quella fola

ch’essa al vero rispondesse.

 La sua tesi per finire

da Lanciano ritornò,

ma la casa sua crollò

e la vide lì perire.

 La sua mamma acconsentì

perché a L’Aquila portato

avea pure il fidanzato,

che però con lei morì.

 Ma giustizia non ha più

chi morì così assai male:

senza il numero legale

la riunione non ci fu!

Ciò asserì la Cassazione

alla faccia di quei morti,

strafottendosi dei torti:

ciò del ver fu negazione.

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